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Per autostima, si intende l’idea, l’immagine o la convinzione che ognuno ha di se stesso. Un’identità che si costruisce negli anni e sulla quale influiscono in maniera significativa l’educazione familiare, il contesto ambientale e culturale in cui si vive, nonché l’interpretazione che noi diamo ai fatti che ci accadono.

Per capire non solo come aumentare l’autostima ma come instaurare un rapporto più sano con noi stessi è necessario approfondire l’argomento  evidenziando, anche, alcuni consigli utili.

Stima, deriva di fatto dal latino “estimare” che significa valutare, determinare il valore di qualcosa o di qualcuno. Facciamo l’esempio di un immobile che viene valutato in base a due criteri: le sue caratteristiche intrinseche (la struttura in sé, l’età di costruzione, la qualità dei materiali ecc.) e le qualità esterne (l’esposizione, la posizione geografica, il tipo di quartiere). Questi due criteri determinano il suo valore sul mercato. Allo stesso modo, la nostra personalità ha un valore determinato, da un lato, sulla base delle nostre qualità personali, caratteriali e, dall’altro, dalla risposta e dall’apprezzamento che la società ci restituisce rispetto a queste nostre qualità.

Il concetto di bassa autostima si collega al fatto che una persona debba conformarsi a modelli esterni, cioè caratteristiche psicologiche, stili di comportamento, stili di vita, professioni, carriere, relazioni affettive che spesso non gli appartengono e nei quali non si riconosce.

Tutte le operazioni di marketing ci spingono a farci diventare una persona di successo e a convincerci del fatto che senza il successo non siamo nulla. Questo crea problemi, sentimenti di inadeguatezza, insicurezze soprattutto nei giovani che sono spaventati, frustrati, spesso paralizzati o pentiti delle scelte fatte.

Il “problema dell’autostima” è dato per scontato e non esiste di per sé ma fa la ricchezza di tutti coloro che organizzano seminari e corsi di formazione. In realtà, però, è difficile pensare che si possa costruire una buona autostima in un solo week end. Il vero problema è che non siamo più capaci di vedere e accettare noi stessi così come siamo con i valori e le virtù a noi connaturate.

La risposta è sempre nell’infanzia: i bambini imparano a valutare se stessi in base al valore dato dai genitori, da ciò che dicono di loro, da come li giudicano.

Appellativi come buono, cattivo, bravo, birbante o disordinato sono giudizi di valore esterni che rimangono impressi nella memoria e che verranno rinforzati dai successivi giudizi degli insegnanti su cui si costruisce un’identità che poi sarà difficile cambiare. Quindi è proprio la famiglia e successivamente la scuola che possono favorire la costruzione di una buona base di fiducia e sicurezza personali: l’autostima si costruisce fin da bambini.

Il primo passo da compiere per aumentare l’autostima è imparare ad accettarsi con i propri pregi e difetti, indipendentemente da ciò che si fa e dal successo ottenuto nella vita, anche in termini materiali. Di fatto dovremmo scardinare quel meccanismo per cui giudichiamo noi stessi sulla base del risultato delle nostre azioni. Siamo ipnotizzati da un modello di efficienza, fondato sul successo tangibile, sul primato sociale e sulle conquiste. Dovremmo, invece, iniziare un percorso di riflessione interiore che ci conduca a scoprire i desideri veramente nostri, i valori veramente nostri, i sogni che vorremmo realizzare veramente nostri e non indotti o presi da altri.

Questo percorso di introspezione oltre ad aiutarci ad individuare, a smascherare i condizionamenti familiari che ci sono stati trasmessi in maniera inconsapevole, ci è utile per scoprire l’esistenza di patti di fedeltà, con uno dei nostri genitori o con qualche componente del nostro sistema familiare.

Quindi la domanda da porsi in questo caso è: “Ciò che voglio e desidero è veramente mio o di qualcun altro?” Un profondo lavoro introspettivo aiuta quindi a scoprire, o riscoprire, la propria vera identità e  riappropriarsi di una buona immagine di se stessi.

Un modo efficace è quello di porre attenzione al dialogo interno. Pensiamo a tutte quelle volte in cui siamo soli e parliamo con noi stessi. Spesso ci diciamo frasi depotenzianti che costruiscono e rinforzano un’autosvalutazione costante. Ad esempio quante volte ci siamo detti: “Non ce la farò mai, lei è meglio di me, tanto è inutile, guarda come sono brutta, grassa, invecchiata, ecc.”

Anche qui, la domanda potrebbe essere: “Chi mi diceva queste cose? Chi sta parlando dentro di me?” Una volta riconosciuta questa voce negativa, dovremmo avviare un “dialogo interno riparativo”, respirando e correggendo il pensiero in modo diverso e propositivo.

Concludendo, dovremmo pensare a ciò che noi vogliamo davvero e a ciò che ci fa stare bene. L’obiettivo finale è raggiungere una buona stima personale perché siamo noi a darcela riscoprendo e valorizzando ciò che siamo e non ciò che gli altri si aspettano da noi. Uscire dalla trappola dell’autostima a tutti i costi, significherebbe iniziare a vivere con più leggerezza, con più calma e soprattutto a modo nostro.

“Nessuno può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso”, diceva Eleanor Roosevelt consegnandoci, di fatto, un punto di partenza cruciale per ogni tipo di ragionamento che coinvolga autostima e fiducia in se stessi, concetti che, fraintesi, possono, invece, determinare ansie, frustrazioni e, nei casi più gravi, addirittura forme depressive.

Maria Teresa Mattogno