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Affacciato sull’Adriatico, Fano custodisce uno dei Carnevali più antichi d’Italia, con origini che risalgono almeno al 1347. Se la storia ne certifica il prestigio, è la vitalità popolare a renderlo davvero unico. Qui il Carnevale non è soltanto una sfilata: è un rito collettivo che invade le strade, travolge le piazze e coinvolge generazioni intere in una festa colorata, rumorosa e sorprendentemente… Golosa.

Il momento più atteso è il celebre “getto”, una tradizione che non ha eguali nel panorama italiano. Dai carri allegorici – imponenti strutture di cartapesta animate da movimenti scenografici e satira pungente – vengono lanciati verso la folla quintali di cioccolatini e dolciumi. Non coriandoli, non gadget: veri e propri proiettili di zucchero che piovono dall’alto tra le urla festose del pubblico. Bambini con sacchetti spalancati e adulti con le braccia tese al cielo si contendono il bottino in un’atmosfera di euforia collettiva. È una “battaglia dolce” che trasforma il lungomare e il centro storico in un mare di mani alzate e sorrisi.

Fano non è solo zucchero e cartapesta. A dare ritmo alla festa c’è la Musica Arabita, l’anima sonora più autentica e irriverente del Carnevale fanese. Il nome deriva dal dialetto locale – “arabita” nel senso di arrabbiata, vivace – e descrive perfettamente lo spirito di questa formazione unica nel suo genere. I musicisti suonano strumenti di fortuna: barattoli, pentole, bidoni, caffettiere, campanacci, ombrelli e qualsiasi oggetto capace di produrre suono. Ne nasce una colonna sonora scanzonata e travolgente, fatta di ritmi improvvisati e ironia pura, che accompagna le sfilate e contagia la folla con un’energia primitiva e festosa.

Il Carnevale di Fano è anche un grande palcoscenico satirico. I carri allegorici, realizzati dalle maestranze locali con mesi di lavoro, raccontano l’attualità politica e sociale con intelligenza e ironia. I volti dei potenti diventano caricature monumentali, le notizie dell’anno si trasformano in scene teatrali mobili. È la tradizione carnevalesca nella sua essenza più pura: rovesciare i ruoli, ridere del potere, esorcizzare le tensioni con il sorriso.

Non manca, infine, il rituale del Pupo, il grande fantoccio che viene bruciato nell’ultima giornata di festa, segnando simbolicamente la fine del Carnevale e il passaggio alla Quaresima. Le fiamme illuminano la notte fanese come un epilogo solenne e suggestivo, tra applausi e un velo di nostalgia.

Antico ma sorprendentemente contemporaneo, il Carnevale di Fano riesce a unire storia, creatività e partecipazione popolare. È una festa che si vive con tutti i sensi: si guarda con meraviglia, si ascolta con divertimento, si tocca nella calca festosa e, soprattutto, si assapora perché qui, più che altrove, la felicità cade letteralmente dal cielo, avvolta in carta colorata.

Maria Teresa Mattogno