Nel cuore montano della Carnia, a oltre 1.200 metri di altitudine, Sauris trasforma l’inverno in un teatro di luce e mistero. Il suo Carnevale delle Lanterne non è una semplice festa di paese ma un rito collettivo che affonda le radici in tradizioni secolari, dove il silenzio della neve e il buio delle vallate diventano scenografia naturale di una celebrazione unica in Friuli-Venezia Giulia.
Quando cala la sera, il borgo si illumina di bagliori caldi e tremolanti. Le lanterne, portate a mano dagli abitanti, disegnano scie dorate tra le case in legno e pietra. Le sfilate notturne attraversano le vie strette del paese con un ritmo lento e solenne, quasi ipnotico. Non ci sono carri allegorici sfarzosi o musiche assordanti: qui il protagonista è il fascino arcaico della tradizione che si manifesta in maschere lignee scolpite a mano e costumi dal sapore ancestrale.
Figure centrali della festa sono il Rolar e il Kheirar, personaggi simbolici che incarnano le anime opposte del Carnevale saurano. Il Rolar è la maschera elegante: indossa abiti curati, talvolta impreziositi da nastri e dettagli raffinati, e si muove con portamento composto, quasi cerimoniale. Rappresenta l’ordine, la bellezza, la misura. Il Kheirar, al contrario, è la figura selvaggia e irriverente: coperto di pellicce e campanacci, con un volto grottesco scolpito nel legno, avanza rumorosamente scuotendo l’aria con i suoi passi e con i rintocchi metallici. È il caos che rompe l’equilibrio, lo spirito indomito dell’inverno che resiste prima di cedere alla primavera.
Il loro incontro non è soltanto spettacolo ma metafora: è la tensione tra disciplina e disordine, tra luce e ombra, tra la comunità e le sue pulsioni più profonde. Le maschere dialogano con il pubblico, entrano nelle case, animano cortili e piazze, mentre il paese diventa un palcoscenico diffuso dove ogni abitante è parte della scena.
A rendere ancora più suggestiva l’atmosfera è la lingua stessa di Sauris, un antico dialetto germanofono che testimonia le origini della comunità. Durante il Carnevale, parole, canti e richiami si intrecciano a questa parlata rara, contribuendo a creare un senso di sospensione nel tempo. È come se, per qualche notte, il borgo si staccasse dalla contemporaneità per ritrovare un’identità profonda e condivisa.
Il Carnevale delle Lanterne non cerca l’eccesso mediatico: è un’esperienza da vivere lentamente, camminando tra la neve scricchiolante, seguendo la luce che danza nel buio, lasciandosi sorprendere dall’improvvisa apparizione di una maschera dietro un angolo.
In un’epoca di celebrazioni sempre più spettacolari e globalizzate, Sauris custodisce un rito intimo e autentico, dove la comunità si racconta attraverso il legno, il fuoco e il suono antico dei campanacci.
Domenico Tappero Merlo