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Per anni è stata chiamata semplicemente “vitamina” ma oggi la scienza considera la Vitmina D a tutti gli effetti un ormone liposolubile con un ruolo chiave nell’equilibrio dell’organismo.  É molto più di un alleato delle ossa: è un regolatore silenzioso che interviene su sistema immunitario, tono muscolare, umore e salute cardiovascolare.

Il suo compito più noto riguarda l’assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale. Senza livelli adeguati di vitamina D, questi minerali fondamentali non vengono assimilati in modo efficace, compromettendo la mineralizzazione ossea.

Nei bambini, una carenza può portare al rachitismo, patologia caratterizzata da ossa fragili e deformazioni scheletriche. Negli adulti e negli anziani, invece, il deficit è associato a osteomalacia e osteoporosi, con un aumento del rischio di fratture. Non a caso, nei protocolli di prevenzione delle cadute e delle fratture senili, la vitamina D occupa un posto centrale.

Questa sostanza contribuisce anche al corretto funzionamento della muscolatura, migliorando forza ed equilibrio, due fattori cruciali soprattutto in età avanzata.

Negli ultimi anni, l’interesse scientifico si è concentrato sul ruolo della vitamina D nel sistema immunitario. Essa contribuisce alla regolazione della risposta infiammatoria e al potenziamento delle difese contro virus e batteri. Livelli adeguati sono associati a una migliore capacità dell’organismo di reagire alle infezioni respiratorie e stagionali.

Non è un caso che nei mesi invernali – quando l’esposizione solare si riduce – si osservi più frequentemente una carenza, proprio nel periodo in cui il sistema immunitario è maggiormente sollecitato.

La vitamina D interviene anche nella modulazione dell’umore. Diversi studi hanno evidenziato una correlazione tra bassi livelli plasmatici e maggiore incidenza di sintomi depressivi, soprattutto nei mesi più bui dell’anno. La cosiddetta “depressione stagionale” potrebbe essere influenzata anche da questo fattore biologico, oltre che dalla ridotta esposizione alla luce.

Non meno importante è il suo contributo alla salute cardiovascolare. Pur essendo ancora oggetto di ricerca, livelli adeguati di vitamina D sembrano associati a un miglior controllo della pressione arteriosa e a un effetto protettivo sul sistema vascolare.

La fonte principale di vitamina D, però,  non è il cibo bensì il sole. L’esposizione cutanea ai raggi UVB attiva un processo che porta alla sintesi della vitamina D3. Bastano, in condizioni ideali, 15-30 minuti al giorno di esposizione su viso e braccia nei mesi più luminosi.

Tuttavia, latitudine, stagione, uso di filtri solari, inquinamento, pelle scura o età avanzata possono ridurre significativamente la produzione. Gli alimenti che la contengono – come pesce grasso (salmone, sgombro), uova e latticini fortificati, olio di fegato di merluzzo  – spesso non sono sufficienti a coprire il fabbisogno.

Per questo motivo, soprattutto in inverno, negli anziani, nelle persone che trascorrono poco tempo all’aperto o in soggetti a rischio di carenza, può essere indicata un’integrazione, sempre sotto consiglio medico e dopo eventuali controlli ematici.

Come per ogni ormone, anche per la vitamina D vale la regola dell’equilibrio: sia la carenza sia l’eccesso possono comportare rischi. Monitorare i livelli nel sangue e personalizzare l’eventuale integrazione è la strategia più corretta.

In un’epoca in cui si parla molto di benessere e prevenzione, la vitamina D si conferma una protagonista discreta ma fondamentale. Un raggio di sole che, oltre a scaldare la pelle, contribuisce a sostenere l’intero organismo.

Maria Teresa Mattogno